Limitato è il tempo della vita. immortale il ricordo di nobili gesta? by Red Carpets
Storia, letteratura, cultura militare
ROMA - Scambio di bigliettini alla Camera, dopo il discorso di Silvio Berlusconi, tra il premier stesso e due onorevoli del Pdl. Berlusconi chiedeva il voto di fiducia. E la fiducia di Nunzia De Girolamo, neo-deputata, 32 anni, ce l'ha. E anche quella di Gabri. Gabriella Giammanco, ex giornalista del Tg4, 31 anni. Così ad un certo punto, alla Camera dei deputati parte un botta e risposta che ricorda i tempi migliori delle classi liceali. Scrive Berlusconi «Gabri, Nunzia, state molto bene insieme! Grazie per restare qui, ma non è necessario. Se avete qualche invito galante per colazione, Vi autorizzo (sottolineato) ad andarvene!». E nel retro: «Molti baci a tutte e due !!! Il "Vostro" presidente». Il tutto con l'ufficialità della carta da lettere della Camera dei Deputati. Nunzia De Girolamo
RISPOSTA - Il bigliettino arriva a destinazione. E Gabri e Nunzia, cercando di nascondere il testo all'occhio indiscreto dei fotografi: «Caro...(dolce presidente?) gli inviti galanti li accettiamo solo da lei. E poi per noi è un piacere essere...(non si legge)».
L'INCONTRO - Galeotta fu la pigotta, cioè una bambola di pezza dell'Unicef, ribattezzata «Libertà» e agghindata con un fiocco azzurro, che Nunzia De Girolamo, trentunenne avvocato di Benevento, regalò a Silvio Berlusconi nel corso del comizio che il Cavaliere tenne all'inizio dello scorso dicembre a Napoli per promuovere la nascita del partito unico del centrodestra. Adesso Nunzia siede direttamente sugli scranni dell'aula di Piazza Montecitorio.
ERA UN BIGLIETTINO DI AUGURI - «Gli abbiamo fatto - spiega Nunzia De Girolamo - gli auguri di buon lavoro e i complimenti per il discorso. Adesso - spiega Nunzia - ci costruiranno un castello, ho fatto tanto per non far parlare di me. Io però - aggiunge l'esponente del Pdl - ho solo augurato un buon lavoro al mio presidente, tutto qui».
GABRI - «Ho avuto il telefono bollente per tutto il pomeriggio». Così Gabriella Giammanco, deputata palermitana del Pdl, spiega in Transatlantico a Montecitorio ai giornalisti che la tempestano. «Mi dite che il Cavaliere ha fatto il "provolone"? Macché, lui non fa mai il provolone, è gentile, educato, esprime la sua cordialità con tutti, uomini e donne». Di più, aggiunge ricordando le qualità del suo leader, «è più vicino agli uomini del sud, è una persona di cuore, come tutti gli uomini del Meridione». «Io e Nunzia siamo due deputate alla prima esperienza, forse siamo un po' ingenue e non pensavamo che i fotografi ci vedessero», spiega ancora la deputata, ex giornalista del Tg4. «Tanto più che nel nostro biglietto - aggiunge - c'erano scritti gli auguri di buon lavoro e un grande in bocca al lupo. Si sa che il nostro presidente è una persona molto scherzosa quindi fa gesti gentili e cordiali. Del resto è galante con tutte le donne, non solo con alcune e non fa differenze, lo è - conclude sorridendo - anche con gli uomini». Gabriella Giammanco
CHI È NUNZIA - Soprannominata dai giornalisti «la Carfagna del Sannio», per la sua avvenenza, su Nunzia De Girolamo, si può sapere di più cliccando il sito della Camera dei Deputati: Nunzia De Girolamo, nata il 10 ottobre del 1975, a Benevento, antica città del Sannio. Diplomata al liceo classico, è un avvocato. Scrivono di lei le sue sorelline, Graziana e Francesca sul sito www.nunziadegirolamo.it : «Determinata ed ambiziosa... la sua propensione al sacrificio e la sua volontà l’hanno presto indotta, dopo aver assimilato le giuste competenze e svolto la sua pratica forense, ad avviare un proprio studio legale a Benevento». E continuano: «Ma Nunzia non è solo un avvocato, e quindi vogliamo parlarvi anche delle sue passioni: la prima di queste è, per lei, il forte legame affettivo con i familiari... poi, c’è la Politica».
LE PASSIONI - Poliedrica l'onorevole. Sempre dal suo sito: «Ama sciare e in un suo ultimo viaggio ha conseguito un patentino per le immersioni subacquee. Tra le sue passioni emerge anche una particolare predilezione per l’arte, la poesia, la scrittura, il teatro, il cinema ed i viaggi» e per... Silvio Berlusconi.
Il suo nome e la sua immagine compare oggi su molti quotidiani in giro per il globo, ma l'operazione più sfacciata è stata compiuta dal quotidiano sportivo spagnolo AS che, pubblicando spesso in ultima pagina immagini osè di modelle legate a personaggi dello sport, lancia oggi a piena pagina l'immagine di Mara Carfagna (di qualche anno fa), coperta solo da una rete e dai lunghi capelli neri, con il titolo "Mara incanta Berlusconi"

Aperta inchiesta a Reggio Calabria. Il senatore di Forza Italia: "Letta sui giornali"
"Ho solo parlato con una persona che voleva occuparsi del voto degli italiani all'estero"
REGGIO CALABRIA - E' Marcello Dell'Utri il parlamentare coinvolto nell'inchiesta sull'intervento della 'ndrangheta sul voto degli italiani all'estero: "Non ho ricevuto alcun avviso di garanzia" ha detto all'Ansa. Dell'inchiesta "ho letto sui giornali".
Poi ha spiegato: "Non conosco personalmente Aldo Micchichè ma l'ho sentito per telefono" e l'ho messo in contatto con Barbara Contini perché "lui si è offerto di occuparsi dei voti degli italiani all'estero". Barbara Contini è l'ex governatore di Nassiriya, candidata per il Pdl al Senato in Campania.
Dell'Utri respinge qualsiasi ipotesi di coinvolgimento in vicende di presunti brogli: "Stiamo scherzando? Stiamo dando i numeri! Se vogliono sollevare un polverone elettorale, io questo putroppo non lo posso impedire. Ma - ripete - stiamo dando i numeri".
Sul merito, Dell'Utri aggiunge: "Con Micciché ero entrato in contatto qualche mese fa per ragioni di energia. Lui in Venezuela si occupa di forniture di petrolio. Io ero in contatto con una società russa che ha sede anche in Italia, per cui - spiega Dell'Utri - conoscendo questi russi ho fatto da tramite".
"Questo signore si è interessato di organizzare il voto degli italiani all'estero come si sono attivate tutte le persone di tutti i partiti e di tutte le latitudini. Quindi non vedo dove sia la materia del contendere".
Miccichè - prosegue il senatore di Forza Italia - "non lo conosco fisicamente. E' un personaggio peraltro notissimo in Italia. E' stato amministratore della Dc negli anni '60-'70. Credo che a suo tempo abbia avuto delle vicende giudiziare legate a Tangentopoli. Per il resto è un cittadino che vive da molti anni in Venezuela, con famiglia. Non vedo cosa ci sia di strano".
La sconcertante ipotesi dell'intervento sulle elezioni delle cosche calabresi sulla quale sta lavorando la Dda di Reggio Calabria, nasce da un'intercettazione nella quale si fa esplicito riferimento alla possibilità di "controllare" cinquantamila voti, in cambio di una contropartita in denaro di 200 mila euro.
L'inchiesta di Reggio. I magistrati reggini avrebbero ascoltato una conversazione tra esponenti della cosca Piromalli ed il parlamentare siciliano candidato al Parlamento Italiano. Nell'inchiesta è coinvolto un uomo d'affari, Aldo Micciché, da tempo residente in America Latina.
Il tentativo d'inquinamento del voto avrebbe mirato a condizionare l'esito della consultazione elettorale facendo risultare come votate circa 50mila schede bianche.
Un meccanismo piuttosto semplice. Corrompendo le persone giuste al posto giusto, infatti, i clan avevano intenzione di apporre sulla scheda un segno di preferenza proprio a vantaggio del partito dell'esponente politico siciliano. Un lavoro "pulito" quindi, che non avrebbe lasciato tracce grazie a "manine amiche" che avrebbero barrato le schede di ritorno.
Un piano che evidentemente avrebbe potuto falsare l'esito elettorale. Pochi i dettagli sull'inchiesta. E' certo che gli investigatori stavano controllando alcuni telefoni sulle tracce dei soldi dei Piromalli, per cercare di capire come la cosca riuscisse a riciclare i milioni di euro del traffico di stupefacenti. Da qui la scoperta.
Micciché, da tempo residente in Venezuela, parla con il politico definito "un pezzo grosso". Oggetto del colloquio è la mobilitazione dei consoli onorari, che avrebbero avuto un ruolo determinante nel controllo del voto.
La notizia è stata confermata dal procuratore della Repubblica facente funzioni, Francesco Scuderi, che non ha inteso però fornire ulteriori particolari. "Il momento, visto che siamo ad appena due giorni dal voto - ha detto Scuderi - è delicatissimo, anche perché negli articoli riportati sui giornali ci sono molti dettagli che avrebbero dovuto rimanere riservati, e sarebbe irresponsabile da parte nostra in questo momento rivelare ulteriori particolari".
"Dopo il voto - ha aggiunto Scuderi - potremo fornire qualche notizia in più. Al momento non è il caso di dire alcunché".
Nei giorni scorsi lo stesso Scuderi ed il pm della Dda Roberto Di Palma, titolare dell'inchiesta, avevano incontrato il ministro dell'Interno Giuliano Amato per informarlo sulle risultanze dell'inchiesta.
Come si ricorderà, già alle scorse elezioni furono segnalati alcuni casi di brogli legati proprio alle schede del voto estero.
Amato: "Il Viminale sarà una casa di vetro". Sulla vicenda è intervenuto il ministro dell'Interno Giuliano Amato. "Nei giorni scorsi ho ricevuto una comunicazione da parte della Procura di Reggio Calabria su tentativo di broglio per il voto all'estero". "Si tratta di materia coperta dal segreto istruttorio. Dopo aver ricevuto la notizia ho subito attivato il ministero degli Esteri che ha provveduto con particolare attenzione a garantire che quelle schede non vengano mai perse di vista". Sapere, ha aggiunto, "che ci sono persone che scambiano denaro per il voto non è mai una soddisfazione, ma le misure adottate dal ministero degli Esteri possono aver prevenuto il danno". Il ministero ha allertato i consolati.
A - Alla fine Bruno Vespa lo definisce "uno scambio intenso ma sorridente". Ma il 'Porta a Porta' con Silvio Berlusconi, all'antivigilia del voto del 2008, non assomiglia a quello del 2001, rimasto famoso per la firma del 'contratto con gli italiani'. L'ora e mezzo di trasmissione, infatti, è stata segnata da numerosi scambi di battute, a metà tra il 'duello' e il 'duello', tra candidato premier del Pdl e il conduttore. Dall'"avvertimento" per lo stop agli applausi della 'claque' in studio al botta e risposta sul canone Rai, fino alla gag sull'"odore di santità" del Cavaliere. Stavolta, poi, nessuna firma di 'contratto'. Perché? "Vespa non me l'ha chiesto", risponde Berlusconi. "Sapevo che non voleva fare una cosa ripetitiva rispetto al 2001. Stavolta mi interessava sapere quali provvedimenti avrebbe portato ai primi consigli dei ministri", spiega invece il giornalista. E poi, aggiunge malizioso, "tanto dal prossimo anno 'Porta a Porta' lo fa Santore e il problema è risolto...". Il giorno prima nello stesso studio televisivo, Vespa aveva avuto più momenti di contrasto con Walter Veltroni che gli contestava di "difendere" troppo Berlusconi. Ma oggi, con il 'capo dello schieramento avverso', ha tenuto il punto, pur restando protagonista di qualche imprevista 'gag'. IO 'PRINCIPALE LEADER', E SI ALZA IN PIEDI - "Mi sembra opportuno in questa sede svelare un mistero: il principale esponente dello schieramento avverso sono io, Silvio Berlusconi". Il leader del Pdl inizia così la trasmissione ironizzando sul modo con cui Veltroni lo ha indicato senza mai citarlo direttamente in campagna elettorale. Ma Vespa subito interviene, e lo invita a starsene seduto sulla sua poltrona. UNA POLTRONA PER VESPA - Berlusconi chiede a Vespa di poterlo guardare in faccia e di non dover parlare contemporaneamente alla telecamera e a lui che gli stava alle spalle, in piedi. E il conduttore si siede su una delle poltrone riservate agli ospiti. Quindi, in un contraddittorio cortese ma fermo, sempre Vespa replica più volte alle tesi sostenute da Berlusconi. IO VINCO, LEI STIA ATTENTO AL SUO POSTO... - Alla prima vera frizione, pur col sorriso sulle labbra, tra Berlusconi e Vespa si arriva quando al conduttore che lo incalza, il leader del Pdl dice con il sorriso sulle labbra: "Siccome vincerò io e sarò il primo ministro, lei stia bene attento al suo posto...". Immediata la replica: "Una ragione in più per non farlo". VESPA, STOP AGLI APPLAUSI - In studio si leva un applauso degli ospiti che hanno seguito Berlusconi; Vespa ferma tutto e, serio, ammonisce: "Qui non si applaude": E Berlusconi: "Cos'é questa, la tv sovietica?". IL CANONE RAI - "Per aiutare gli anziani pensiamo di non far pagare loro il canone Rai, magari a lei le diminuiranno lo stipendio...", dice Berlusconi. E Vespa: "A me va bene, a patto che se si riduce il canone si toglie alla Rai il tetto pubblicitario". L"ODORE DI SANTITA" - Il Cavaliere preferisce non rispondere alle polemiche scoppiate con Daniela Santanché. "E' quella destra da yacht, da caviale e champagne, di cui io non faccio parte". "Certo però, presidente, le non conduce una vita che è proprio 'panino e gazzosa'...", ribatte Vespa. "Il panino no, perché è indigesto; quanto alla gazzosa, io in campagna elettorale faccio un voto...", dice Berlusconi che sottolinea l'impegno profuso nelle ultime settimane e dice a Vespa, tendendogli la mano: "Venga Vespa, odori qui: non sente odore di santità?...".

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Dell'Utri: "Mangano è stato un eroe"
Vittorio Mangano (Palermo, 18 agosto 1940 – Palermo, 23 luglio 2000) è stato un criminale italiano legato a Cosa Nostra, conosciuto - attraverso le cronache giornalistiche che hanno seguito gli iter processuali che lo hanno visto coinvolto - con il soprannome di lo stalliere di Arcore... Fu indicato al maxiprocesso di Palermo, sia da Tommaso Buscetta che da Totò Contorno, come uomo d'onore appartenente a Cosa Nostra, della famiglia di Pippo Calò, il capo della famiglia di Porta Nuova (della quale aveva fatto parte lo stesso Buscetta).
Fu stalliere (con funzioni di amministratore) nella villa di Arcore di Silvio Berlusconi, nella quale visse, tra il 1973 e il 1975, circa 2 anni. Era stato proposto per quell'incarico da Marcello Dell'Utri.Curiosamente né Berlusconi né Dell'Utri considerarono la lunghissima fedina penale del neo-assunto stalliere (lesioni personali, truffa, ricettazione, assegni a vuoto, porto abusivo di coltello) [1]. Il 28 novembre 1986 un attentato dinamitardo alla villa milanese creò danni alla cancellata esterna e Berlusconi parlando al telefono con dell'Utri accusò Mangano, che in realtà si trovava in carcere in Sicilia a scontare una condanna.
Il nome di Mangano viene citato per la prima volta dal Procuratore della Repubblica Paolo Borsellino in una intervista rilasciata il 19 maggio 1992[2] riguardante i rapporti tra mafia, affari e politica, due mesi prima di essere ucciso nell'attentato di via d'Amelio. Borsellino affermò nell'intervista che Mangano era "uno di quei personaggi che ecco erano i ponti, le teste di ponte dell'organizzazione mafiosa nel Nord Italia".[3] [4]
Il 19 luglio 2000 Mangano fu condannato all'ergastolo per il duplice omicidio di Giuseppe Pecoraro e Giovambattista Romano, quest'ultimo vittima della "lupara bianca" nel gennaio del 1995. Di questo secondo omicidio Mangano sarebbe stato l'esecutore materiale.[5] Verrà inoltre sospettato di aver rapito il principe Luigi D'Angerio dopo una cena alla villa di Silvio Berlusconi, il 7 dicembre 1974.
Il pentito Salvatore Cancemi divulgò la notizia che la compagnia Fininvest di Berlusconi, attraverso Marcello Dell'Utri e Mangano, pagò a Cosa Nostra 200 milioni di lire (100.000 euro) annualmente e in base agli accordi presi con Cancemi,[6][citazione necessaria]
Tuttavia il 41 bis venne rinnovato durante l'ultimo governo Berlusconi, ma reso definitivo.
Mangano, malato di tumore, morì pochi giorni dopo la sentenza, il 23 luglio 2000, in carcere, dov'era già da cinque anni per reati per cui era stato precedentemente condannato (traffico di stupefacenti, estorsione).[7]
L' 8 aprile 2008 Marcello Dell'Utri durante un’intervista elogia Mangano definendolo un grande uomo che subì il carcere per evitare di inventare dichiarazioni contro Berlusconi. Il giorno dopo (9 aprile) lo stesso Berlusconi durante la trasmissione "Omnibus" su La7 sostiene questa tesi commentando che "Marcello Dell'Utri ha ragione: Mangano è stato un eroe, perché eroicamente non inventò mai nulla su di me".